PROGETTO CONCLUSO

Kitope Dental Clinic

Installazione di un ambulatorio odontoiatrico all’interno del dispensario di Kitope, una zona all’interno dell’isola di Zanzibar dove esiste una missione cattolica. L’ambulatorio ha un bacino d’utenza di circa 5000 persone, ma la mancanza di assistenza odontoiatrica di buon livello porta gente anche da molto più lontano.

Obiettivo Generale

Migliorare la salute orale della popolazione della zona rurale afferente a Kitope.

Obiettivi Specifici

Mettere in atto un piano di prevenzione e cura nei bambini delle scuole limitrofe.

Organizzare se possibile un angolo di odontotecnica elementare.

Curare personale europeo lavorante sull’isola per avere entrate economiche tali da sostenere il progetto.

Risultati Attesi

Uno studio odontoiatrico efficiente.
Un Clinical Officer qualificato al servizio della comunità.
Riduzione del DMFT (indice di patologia cariosa)a 3 anni dall’inizio del progetto.
Sostenibilità a fine progetto per le risorse economiche e umane

Attività

Il progetto, iniziato con missioni esplorative del dr. Mario Rosati, ha portato alla elaborazione di un protocollo d’intervento e la firma di un protocollo d’intesa fra la Diocesi di Zanzibar e l’associazione SMOM per l’invio delle attrezzature odontoiatriche necessarie, la loro messa in opera e l’assunzione del Clinical Officer Ottaviano. Il dr.Pasquale Rubino si è trasferito a Kitope per 3 mesi per avviare l’ambulatorio e qualificare il dr. Ottaviano ad un’odontoiatria di comunità.

Attori

Responsabile del progetto:
dr. Mario Rosati – Roma

Dental Officer sul posto:
dr Ottaviano (un tanzaniano con 3 anni di odontoiatria studiati a Daar es Salaam)

Diocesi di Zanzibar ( Vescovo Shao: vescovo di Zanzibar, Padre Damas, padre Vincent, Padre Anselmo)

SMOM Onlus

Analisi del Bisogno

Totale assenza sul territorio di centri assistenziali pubblici o privati; gli odontoiatri sono presenti infatti solo nella città capoluogo Stone Town, e le loro tariffe non consentono l’accesso alla popolazione locale. Un’odontoiatria centrata sulla rimozione dell’elemento dentale comporta la necessità di programmi di prevenzione, centri di assistenza terapeutica e laboratori per riabilitazioni protesiche per la popolazione indigente.

Contesto Locale

Zanzibar è un’isola nota come meta turistica, fa parte della confederazione tanzaniana. I benefici del turismo non portano però alcun beneficio alle popolazioni locali, specialmente nei villaggi interni dell’isola.

Appunti della Missione

Kitope agosto 2011

Oggi, 3 agosto 2011, arrivo a Zanzibar con mia moglie Monica dopo quasi 2 anni di preparativi che hanno coinvolto praticamente tutti quelli che conosco. Il momento sarebbe solenne, ma il viaggio scomodo lo rende meno emozionante.  Avremmo dovuto essere pronti ad iniziare il lavoro, ma ci sono ancora alcune cose da sistemare e spero in pochi giorni di riuscire a chiuderle. Ho con me una valigia piena di tubi, raccordi, filtri per l’acqua e arnesi vari. Spero non manchi nulla. Arriviamo a Kitope e la mattina del 4 mi metto subito al lavoro e munisco mia moglie di martello e cacciavite: santa donna! Ovviamente mi accorgo che manca un raccordo. Per rimediare il pezzo mancante perdo praticamente un giorno intero in giro per Stone Town, ma la buona notizia è che non mi manca altro. Mi improvviso per l’ultima volta idraulico-elettricista-muratore-facchino e finiamo di assemblare tutto per il sabato: nel pomeriggio deve venire il Vescovo per la benedizione dell’attività (siamo sempre all’interno di una Missione cattolica). Il lunedi successivo, 8 agosto, il primo paziente mette il suo sedere sulla vecchia Adec rimessa a lucido per l’occasione da Alessandro Fedi della Dentaform di Pistoia (a cui dobbiamo anche tutto il resto dell’attrezzatura). Il primo paziente è una bambina di 8 anni che timorosa mi guarda e apre la bocca.  Io la guardo ed evidentemente lei non si rende conto di quanto io abbia aspettato quel momento. Neanche la madre sembra accorgersi della solennità di quel momento, in effetti solo io posso sapere quante difficoltà sono state superate per consentire a quel primo piccolo paziente di sedersi lì quel giorno. Passato il momento, la storia si snoda attraverso un copione scontato, con pazienti che si susseguono tuttavia con una frequenza non ancora stretta, e questo mi consente di avere un po’ di tempo per parlare col Dental Officer che il Vescovo mi ha assegnato: Ottaviano. 26enne, Ottaviano viene da una scuola di odontoiatria di 3 anni fatta a Dar es Salaam, e come tutti i neolaureati è presuntuoso e  desideroso di mettersi in mostra. Cerco di spiegargli che dovrà avere pazienza e che, se sarà intelligente, dovrà usare gli occhi per questi primi mesi in modo da ampliare le sue conoscenze attingendo da me e da chi mi sostituirà. Cerco di spiegargli che questo e’ un vantaggio che potrà avere solo una volta nella vita e starà a lui usufruirne in maniera costruttiva o no. E’ un ragazzo intelligente, capisce e si fa da parte. Bene, l’avvio è promettente, probabilmente in pochi mesi potremmo avere Ottaviano in grado di gestire il tutto anche senza volontari dall’Italia. Questo vorrà dire che la popolazione potrà contare su una struttura sempre aperta e operativa. Mi compiaccio con me stesso, per ora le mosse sono state azzeccate. Dopo una settimana l’arrivo di Michele Dulci  è una piacevole novità. E’ un bravo ragazzo marchigiano, studente di odontoiatria a Milano con una spiccata vocazione ai rapporti sociali e in men che non si dica si guadagna l’affetto di tutti con le sue azioni generose, simpatiche e stravaganti. Anche lui scalpita per poter fare qualcosa e gli assegno il compito di andare nella scuola, dove ci sono una sessantina di bambini, per fare delle visite e compilare una relazione che possa fotografare la situazione. Lo scopo è quello di organizzare un’opera di cura e prevenzione inizialmente su questa scuola per poi applicarla anche su altre. A tale scopo distribuiamo spazzolini ai bambini e facciamo lezione di igiene orale. I bimbi sono molto attenti e recettivi e ci sono ormai affezionati. Probabilmente anche il fatto che quasi ogni giorno giochiamo un’oretta con loro ci ha messo ai loro occhi in una posizione privilegiata e ormai farebbero tutto quello che gli diciamo…Giorno dopo giorno il lavoro scorre e la gente è meno incredula e più consapevole. Arriva gente dai dintorni, dall’isola di Pemba, e dalla costa est dove c’e’ la zona turistica. Questo ci consente di mettere in pratica una politica di microeconomia dove, solo a chi è in grado di pagare qualcosa, viene chiesto un prezzo minimale per la prestazione odontoiatrica. Questo è un punto cruciale, c’è la necessità di rendere il tutto autosufficiente senza perdere il carattere di solidarietà umanitaria per cui il tutto è stato fatto. C’è il rischio che la gente si metta paura di dover pagare per forza e che quindi non venga. Bisogna essere chiari con tutti e dimostrare che non è così. E’ un’alchimia difficile, e a questo scopo vengono delegate le suore che si spera possano essere le persone giuste al posto giusto. In effetti le cose si avviano verso un giusto equilibrio e a fine giornata mediamente vengono incassati pochi euro, che sono quelli necessari per creare un minimo di sostentamento senza spaventare nessuno. Per stare piu’ tranquillo chiedo di vedere il quadernetto dove le suore appuntano i conti e mi rendo conto che siamo sulla strada giusta: 50% gratuito e 50% con piccolo contributo. L’importante, ribadisco alle suore, e che la gente si senta sempre in diritto di accedere alle cure. Passa così un’altra settimana e il 18 arriva Pasquale Rubino, il collega con cui avevo concordato il cambio. Anche con lui l’intesa e’ immediata e benchè meno estroverso di Michele, viene da quest’ultimo coinvolto e, complice una pastasciutta preparata nella cucina a legna delle suore, si cala immediatamente nella piacevole atmosfera della Missione proponendo un pecorino da grattare portato dall’Italia. E’ un successone. L’atmosfera non poteva essere migliore e il lavoro ne risente positivamente. Ci sono delle volte nella vita in cui tutto gira per il verso giusto. Questa è una di quelle. I giorni scivolano via come meglio non si poteva sperare, l’impegno profuso diventa assolutamente privo di sacrificio e vengono vissuti momenti di grande emozione. Tutti gli attori di questa storia sono meravigliosi: le suore, i preti, Michele, Pasquale, Monica, i bambini, i pazienti, Ottaviano.  Provo a cercare i lati negativi di tutto questo ma ne trovo uno solo: fra pochi giorni devo andare via. Arriva quindi l’ultimo giorno. Tutto si spegne per un attimo, tutto si ferma dietro di me, e un po’ anche dentro di me. E’ il 25 agosto e il cancello della Missione si chiude alle nostre spalle, vedo solo le mani che ancora si agitano in un saluto che non vorrebbero mai fare. So che potrò tornare, so che ormai tutto funziona anche senza di me, so che la vita mia è altrove, eppure qualcosa dentro è rimasto incastrato e non si riesce a liberare. Si torce e si contorce cercando di rimettersi dritto ma non ci riesce. Un velo scende e mi appanna la vista per un attimo. La macchina scappa via e mi toglie dall’imbarazzo. Il rientro è senza storia, riprendere le abitudini è un attimo, rimettersi nei propri panni è facile. Ma dentro, nella mente, nei pensieri, nel mio cuore, qualcosa, grazie a Dio, è cambiato.

Dati Tecnici Progetto

Continente

Paese

TANZANIA

Località

KITOPE

Inizio Progetto

2011

Durata

4 ANNI

Stato Progetto

CONCLUSO

Responsabile Progetto

MARIO ROSATI

Costo Progetto

20.000€

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